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L’avvicinarsi, forse, del congresso del Pd, sta portando alla luce, la diversità di anime del partito ma anche molte ombre sull’effettiva interpretazione della parola democrazia da parte di alcuni suoi militanti.

Mi riferisco in particolar modo ai sintomi che vedono messo in discussione  il sistema di democrazia moderno, ovvero quello della democrazia rappresentativa.

Cosa sta succedendo e quali i motivi?  Il problema sono i germi seminati dall’epidemia grillina, che apparentemente combattono la democrazia rappresentativa in nome della democrazia diretta? Dico apparentemente, perché in realtà loro sono per il superamento della democrazia.

O per caso perché permangono residui di “stalinismo” in una parte dei militanti?

Esaminiamo tre elementi che vediamo presentissimi nel dibattito giornaliero fra militanti e elettori.

  • Troppi candidati, è una vergogna. Perché?  Era meglio quando il candidato era uno solo, deciso a tavolino da quelli che contano? O c’è qualcuno che veramente crede che ogni candidato rappresenti un’idea diversa di partito e non semplicemente una porzione di potere? La cosa divertente è che si accompagna a questa frase una giustificazione molto fantasiosa: così nessuno arriverà al 51%. Chiaramente una grande balla, perché nella prima fase non serve che qualcuno arrivi al 51%, in quanto alla seconda fase arriveranno solo 3 e secondo regolamento non è nemmeno detto che i primi tre siano tutti ammessi. Comunque saranno tre, anche se i candidati iniziali fossero 50.
  • Perché se nessuno raggiunge il 51% poi deciderà l’assemblea. Ovvero si stabilirebbe un principio di democrazia rappresentativa, come nel sistema politico italiano, noi eleggiamo il parlamento, il parlamento elegge Presidenti del Consiglio e della Repubblica. È una cosa così disdicevole? Conosco l’obiezione, l’assemblea del Pd è eletta solo dagli iscritti, non dagli elettori. A parte che in tutti gli ultimi congressi i risultati fra tornata tesserati e tornata elettori sono stati gli stessi, forse bisognerebbe anche riconsiderare questo sistema proprio in relazione a questi risultati. Mi spiego, da cosa nasceva questa esigenza di coinvolgere i non iscritti? Semplicemente dal fatto che i militanti hanno un’idea e gli elettori un’altra. Questo sistema ha risolto l’equivoco? A mio avviso no, ha fallito clamorosamente. Nella seconda fase aumenta solo il numero dei votanti, ma non cambia nulla. Gli elettori quelli veri si esprimono solo nelle urne della Repubblica Italiana. Probabilmente c’è anche un altro problema, l’equivoco della coincidenza fra segretario e Premier. Forse se si dividessero le due consultazioni e si coinvolgessero i non iscritti solo per la candidatura a premier sarebbe diverso. Inutile dire che oggi parlare di candidature a Premier fa ridere, come fa ridere pensare che l’individuo attuale sia Premier.
  • Terzo elemento che ci mostra tutto il disprezzo per la democrazia rappresentativa è Maurizio Martina. Un segretario eletto da un’assemblea giovanissima, dà le dimissioni senza spiegarci bene il perché, e subito dopo si ricandida a segretario. Ovvero essere eletti da un'assemblea eletta dagli iscritti un anno e mezzo fa, non  vale niente. Guardate che visto da lontano, da altri paesi, appare come vera e propria follia. Sì, ma ci sono state di mezzo le elezioni. E allora? La linea politica di un partito cambia secondo quanti voti prende alle elezioni? No ditemelo, spiegatemelo, perché se mi convincete mi iscrivo direttamente alla Lega.

Commenti   

GIORGIO GUERRA
# GIORGIO GUERRA 2018-11-25 17:01
Caro Amato, come si dice in questi casi "aridaje" con l'epidemia grillina.
Se invito una persona a casa mia e quella si comporta da maleducato, non è che io sono legittimato a comportarmi allo stesso modo perché mi si è attaccato addosso un fantomatico germe.
Ognuno è responsabile delle sue azioni, fantomatiche epidemie da altri partiti servono solo a deresponsabiliz zarsi e a crearsi alibi
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