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L'assessore all'ambiente di Roma Capitale, Pinuccia Montanari ha asserito che Roma ha 44 milioni di Km² di aree verdi.

Peccato che Roma è grande 1285 Km².

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L'Europa è grande 10.180.000 km², dunque, secondo la Montanari, Roma è più grande dell'Europa.

Roba da Matti! Continuano i problemi in Geografia del M5S!

E queste perone vogliono governare l'Italia!

 

REDDITO MINIMO350X154Quello che state per leggere  è un articolo de " Il Foglio" dove spiega in maniera breve e sintetica la differenza tra "reddito minimo" e "reddito di cittadinanza". Questo articolo è inoltre utile per far capire come il M5S abbia fin'ora fatto mala informazione chiamando reddito di cittadinanza ciò che in realtà è reddito minimo.


 

Se il Movimento 5 Stelle è riuscito ad imporre nel dibattito pubblico nazionale una sua proposta economica questa è certamente il “reddito di cittadinanza”. Depositata da anni in Parlamento, rappresenta la priorità per il movimento fondato da Beppe Grillo, seppur presenti diverse criticità tecniche come sottolineato su Il Foglio da Luciano Capone. Tanto che dal 2015 – per sottolineare la sua valenza francescana– il Movimento organizza una marcia per promuoverlo, di 24 chilometri da Perugia ad Assisi. Marcia che tornerà anche il prossimo 20 maggio: da giorni il Blog sta pubblicizzando l’evento con brevi video come questo, in cui Isabella Adinolfi e Laura Agea – due eurodeputate – affermano: “Da 7 anni l’Europa chiede all’Italia di garantire il reddito di cittadinanza agli italiani che non raggiungono la soglia minima di povertà ma i partiti italiani continuano a ripetere che non si può fare, come se vivessero fuori dal mondo o semplicemente fuori dall’Europa, visto che il reddito di cittadinanza esiste in ben 26 Paesi europei su 28”. Le asserzioni sono tre: 1) il reddito di cittadinanza si applicherebbe solo a chi vive sotto la soglia minima di povertà; 2) l’Unione Europea ha raccomandato all’Italia ed agli altri paesi membri di adottare un reddito di cittadinanza; 3) l’istituto del reddito di cittadinanza è previsto in 26 paesi membri su 28. Verifichiamole una per una.
 
 
“Un reddito incondizionato garantito a tutti gli individui, senza verifica di requisiti o la richiesta di lavorare”: questo è il reddito di cittadinanza (o reddito di base), come spiega Stefano Toso, professore di scienze delle finanze all’Università di Bologna, nel breve saggio “Reddito di cittadinanza, o reddito minimo?” pubblicato da Il Mulino e recensito su Il Foglio da Andrea Garnero. Per verificarlo basta anche una meno impegnativa visita alla voce su Wikipedia. Ciò che invece il Movimento 5 Stelle chiama reddito di cittadinanza altro non è che un reddito minimo, cioè distribuito successivamente alla prova dei mezzi: prima di tutto una verifica del reddito che non può essere superiore a 600 euro al mese (soglia di povertà relativa dell’Unione Europea per un nucleo famigliare monoreddito), ed inoltre dell’appartenenza alle seguenti categorie: cittadini italiani maggiorenni o stranieri residenti lavoratori in Italia da almeno due anni, e - dai 18 ai 25 anni - il requisito di un diploma superiore. Il reddito minimo proposto dal Movimento propone un’integrazione del reddito famigliare, fino al raggiungimento della soglia di povertà relativa. Il reddito di cittadinanza così inteso dalla comunità scientifica è invece privo di tali condizioni: viene distribuito a tutti, ricchi e poveri, lavoratori e non lavoratori, nella stessa misura. Il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle non è dunque un reddito di cittadinanza.
 
 
Anche sulle richieste europee le due eurodeputate incorrono nello stesso errore: le istituzioni europee non hanno mai raccomandato l’adozione di un reddito di base agli stati membri, come invece ha più volte affermato il blog di Beppe Grillo nel 2015 e nel 2016 (salvo poi specificare nel testo che in realtà le raccomandazioni sono per un reddito minimo, alimentando ancor più la confusione). Tanto è vero che quando per la prima volta il Parlamento europeo ha avuto la possibilità di prendere in considerazione l’adozione di un reddito di base – all’interno della relazione sulla regolamentazione della robotica di gennaio – la proposta è stata bocciata dalla maggioranza. Il reddito minimo invece viene – questo sì – viene promosso fin dal 1992.
 
 
Non è perciò vero nemmeno che il reddito di cittadinanza “esiste in ben 26 paesi europei su 28”, come affermano Adinolfi ed Agea: è vero invece che il reddito minimo è diffuso in 26 paesi dell’Unione Europea, a cui presto si potrebbe aggiungere anche l’Italia. Il Parlamento ha infatti approvato una legge delega per introdurre il Reddito di Inclusione, che se andrà a regime in qualche anno potrebbe far recuperare il terreno perso sul contrasto alla povertà. Un provvedimento sul quale – secondo OpenParlamento – otto senatori del Movimento 5 Stelle hanno votato contro, ed i restanti si sono astenuti.
Fonte:Il Foglio

MARATTIN350x263Luigi Marattin, docente di Economia e Consigliere Economico a Palazzo Chigi,  con un chiaro ragionamento, anche per i non addetti ai lavori, smonta il tweet bufala di Cesare Damiano dove lo stesso dice che siamo stati intossicati da 30 anni di liberismo


 l congresso Pd deve essere occasione di riflessione su contenuti e modalità di una proposta politica progressista. Questo tweet ne espone una. Dice che l'Italia deve cambiare strada rispetto a trent'anni di liberismo. L'Italia è un paese in cui circa la metà del reddito prodotto ogni anno è intermediato dal potere pubblico. È un paese con la pressione fiscale (sebbene in calo negli ultimi 3 anni) tra le più alte al mondo, e con la seconda più alta incidenza del carico fiscale sulle imprese al mondo.Si stima ci siano circa 8000 società partecipate dagli enti locali ("si stima" perché, dopo 30 anni di liberismo, nessuno sa nemmeno quante siano), molte delle quali offrono servizi di mercato (consulenza, persino vendite di fiori, latte e prosciutti). Fino a vent'anni fa le banche erano enti di diritto pubblico; e abbiamo istituito una Autorita' per la Concorrenza con esattamente un secolo di ritardo rispetto agli Stati Uniti.

Se sono un libero professionista, nella maggioranza dei casi non posso fondare una società di capitali per portare avanti la mia attività. In molti casi non posso neanche fare pubblicità alla tariffa che applico, per non "accaparrarmi la clientela altrui". In molti settori, la protezione e' ancora così alta che il mestiere si tramanda di padre in figlio, in maniera poco dissimile da cio' che accadeva nel medioevo. L'università è imbrigliata dalle regole del diritto amministrativo, per cui il reclutamento di un professore che deve competere (su ricerca e didattica) su scala mondiale è esattamente identico all'assunzione di un vigile urbano (nessuna offesa per quest'ultimo; ma il primo compete su un mercato, il secondo no). 
 
Per tutte queste ragioni (e altre ancora), ritengo che l'affermazione secondo cui in Italia veniamo da 30 anni di liberismo sfrenato sia nient'altro che uno slogan ideologico privo di ogni minimo significato. 
L'Italia ha bisogno di completare (in molti casi iniziare) la costruzione del mercato. Che, contrariamente a tanti slogan senza senso, richiede fior fiore di politiche pubbliche.
LIBERISMO350x218
 

mancano alle elezioni amministrative:

acchiappabufale

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